La mia storia

Siamo Ironman, ma oltre alla gara c’è di più!

By 23 Gennaio 2019 One Comment

Siamo Ironman, ma oltre alla gara c'è di più!

In questo articolo ti racconterò del mio ultimo anno, degli infortuni, delle gare, dei pianti e dei sorrisi, fino ad arrivare al giorno più importante, l’Ironman di Cervia. Ti farò vedere che l’Ironman non è una semplice gara, ma un percorso, che ti porta alla realizzazione di un sogno

Pronto a partire? Via!

Vivere un anno fantastico, con alti e bassi, inseguendo un sogno.

Il 2018 è stato un anno particolare.

Io dedico la mia vita allo sport, perché è ciò che mi fa star bene e mi rende felice.

Nel 2018 lo sport mi ha buttato a terra tante volte, ma come sempre mi ha insegnato molto.

Sono partito con un grande obiettivo, un sogno che volevo realizzare da tanto tempo.

Se ti dicono che la strada sarà facile, non gli credere, perché non è vero.

Ho passato dei momenti in cui volevo mollare, in cui credevo che non ne valesse la pena, in cui pensavo che fosse tutto sbagliato.

Ho avuto al mio fianco persone fantastiche, che mi hanno saputo capire, sopportare e supportare.

Avevo in programma tante gare, con i miei amici e compagni del Team Panda, la mia seconda famiglia, ma per i diversi infortuni sono arrivato al giorno più importante dell’anno, non al meglio.

Gennaio 2018

Era tanto tempo che ci pensavo. Ormai ero deciso e non vedevo l’ora di partecipare.

Mano al portafoglio e via a iscrivermi al mio primo Ironman, a Cervia.

Il mio obiettivo non era quello di terminare semplicemente la gara, ma volevo che il tempo fosse quello che avevo in mente io.

6 Aprile, arriva il primo infortunio.

Una caduta stupida mi provoca la rottura del polso. 30 giorni di gesso e altre 2 settimane di tutore rigido.

Penso che sia un segnale. Mi stavo allenando bene, ma forse il mio fisico aveva bisogno di riposo.

Nonostante il gesso al polso riesco a fare rulli e vado a correre senza problemi.

Salto il 70.3 di Roma, ma vado lo stesso per passare 4 giorni fantastici insieme ai miei compagni.

ASPETTA LOLLO! COSA CASPITA è UN 70.3?

Il 70.3 è il “mezzo ironman”, una delle distanze (una tra le più lunghe) e si disputa sui 1900m a nuoto, sui 90 km in bicicletta ed infine, sui 21km di corsa. Ma numerose sono le varianti delle distanze del Triathlon, a seconda dell’età e delle caratteristiche tecniche.

Se vuoi conoscere meglio i diversi aspetti che caratterizzano una gara di Triathlone  il motivo per cui ho iniziato, leggi anche “Perchè fare Triathlon? Ti racconto come ho iniziato io e perchè non posso più farne a meno”.

Ma torniamo a me, ai miei allenamenti e alle mie gare.

A fine Maggio riesco a fare il 70.3 di Barcellona.

Dal punto di vista del risultato, sicuramente non la miglior gara della mia vita, ma per quanto riguarda l’esperienza umana sono stati 3 giorni meravigliosi, passati a ridere e scherzare con le persone a cui voglio bene!

Ero comunque contento di essere riuscito a portarla a termine, perché sentivo che stavo mettendo su qualcosa di importante, per affrontare al meglio la gara di Settembre, il mio obiettivo principale!

Primi giorni di Giugno

Questa volta mi aspetta il 70.3 di Pescara, gara dove voglio fare una bella prestazione, perchè molto più adatta alle mie caratteristiche rispetto a Barcellona.

SBAM! Altra mazzata.

Anche questa volta, 10 giorni prima, mi rompo il gomito.

Di notte all’ospedale, mi metto a piangere, ma non mi arrendo.

Due giorni dopo sono sui rulli. Non sarà un gesso a fermarmi!

Settembre è sempre più vicino e io almeno un altro mezzo Ironman lo voglio fare.

Decido di iscrivermi ad Arona.

Gara vicino a casa. Una gara storica. Perfetta per testarmi e vedere a che punto è la mia condizione.

Esattamente una settimana prima della gara, durante un’uscita tranquilla per far girare le gambe, in un tratto di statale, prendo in mano un pezzo di barretta, all’improvviso una buca e mi ritrovo per terra.

Una botta devastante.

Vado all’ospedale, mille lastre, ma nulla di rotto.

Dopo due giorni non respiro e faccio fatica a parlare. Mi portano immediatamente al Pronto Soccorso.

Altre 2 settimane di stop, niente gara e un’altra volta fermo con gli allenamenti.

Il recupero è stato più lento del previsto e il 10 agosto, dopo 20 giorni, riesco a riprendere ad allenarmi.

Manca poco più di un mese e me ne sono successe di tutti i colori.

Ehi Lollo, non vuoi mica mollare proprio ora?

Si, ci ho pensato. Per diversi giorni. L’ho detto anche al mio coach.

Tu credi che il tuo allenatore sarà solo colui che ti scrive la tabella ogni settimana?

Ti sbagli di grosso.

In questi momenti il coach ti deve aiutare, senza forzarti, ma rendendoti consapevole delle scelte che farai. E il mio coach Stefano La cara è stato fantastico.

Spero di riuscire a trasmettere ai miei allievi, quello che lui riesce a dare a me. Non solo dal punto di vista delle informazioni concrete su gare e allenamenti, ma soprattutto per i suoi consigli preziosi nei momenti di difficoltà.

Pensavo che non sarei dovuto andare a Cervia, ma poi mi vennero in mente tutte le volte che nella mia vita decisi di mollare. Tante, anzi tantissime.

Non lo voglio più fare quell’errore.

Testa bassa e si lavora, per arrivare al meglio, all’appuntamento più importante dell’anno.

Ora è veramente TUTTO pronto.

La sera prima della gara sono teso, ma per me è normale. Anche questo è il bello delle gare.

L’obiettivo è il traguardo, ma io non ce la faccio proprio a non guardare il cronometro.

Nonostante tutto voglio chiudere la mia gara in 10 ore e 30 minuti.

So che non è semplice, so bene che è il mio esordio su questa distanza, ma conosco anche me e so che ho le possibilità di arrivare, facendo fermare le lancette dell’orologio, sotto le 10 ore e 30 minuti.

22 Settembre, il giorno della gara.

Il mattino mi sveglio, faccio colazione e raggiungo la squadra nella zona cambio.

In un attimo sono in mezzo a decine di persone che corrono per buttarsi in mare.

Si parte!

Mare pieno di meduse, ma a me non interessa minimamente. Io ho il mio traguardo da raggiungere.

Esco dall’acqua, guardo il cronometro e non ci voglio credere. ho nuotato benissimo rispetto alle mie aspettative.

T1 veloce in cui non perdo molto tempo e si parte in sella al mio bolide (ormai ex, perchè la notte dopo la gara me l’hanno rubata, ma questa è un’altra storia…).

Torniamo alla gara.

In bici bisogna percorrere due anelli di 90 km, con una salita di 2 km intorno al 44esimo km.

La prima metà scorre che è una bellezza, con le gambe che girano bene, il cuore basso e i km che passano velocemente.

Il secondo giro è un travaglio. Non che io abbia mai partorito eh… 😛

La media si abbassa e a livello psicologico mi massacra.

Chiudo comunque i miei 180km a 33km/h di media. Guardo l’orologio e capisco che se faccio una discreta maratona, il mio obiettivo di 10 ore e 30 minuti lo raggiungo senza problemi.

Scendo e sento le gambe discretamente rigide, ma credo che sia più che normale.

Lollo… stai facendo un IRONMAN!!!

Altra transizione veloce, forse troppo veloce, mi infilo i gel nelle tasche del body, vaselina sui piedi e inizio a correre.

Faccio fatica, fin dall’inizio, e cerco di alimentarmi, con pessimi risultati.

Dopo 10 km corsi a un buon ritmo, il crollo!

Vado in bagno, mi viene voglia di vomitare, sono bagnato fradicio e fatico anche a camminare.

Faccio qualche passo, ma poi di nuovo fermo.

Penso che mi aspettano ancora 32 km, si hai capito bene… 32 km di agonia!

Tu cosa avresti fatto?

Ci ho pensato al ritiro, più di una volta, ma non volevo mollare e buttare tutti i sacrifici che avevo fatto per arrivare fin li.

Vado avanti, mi trascino, ma non riesco neanche a camminare.

Mi siedo e quasi piango, perchè mi rendo conto che ormai è finita.

Tu credi negli angeli?

Io no, però credo nelle belle persone, quelle che amano veramente lo sport e che adorano far del bene.

“Alzati, guarda che il tuo coach non è mica contento se ti vede così!”

Mi giro, perchè credo di avere le allucinazioni in quel momento, e non penso che stia parlando con me.

“Guarda che sto parlando con te. Cosa fai lì per terra?”

Lollo, Guarda che sta parlando proprio con te!

Inizio a spiegargli cosa mi è successo e mi dice di proseguire con lui.

Ogni metro era una pugnalata, ma andavamo avanti per piccoli step. L’obiettivo era di “corricchiare” fino ad arrivare al ristoro successivo, poi provavo ad integrare mangiando qualcosa, mettevo i polsi nel ghiaccio, mi bagnavo il collo e poi dritti verso il prossimo ristoro.

Sapevo che sarebbe stata dura, ma non pensavo che sarebbe stato come scalare una montagna insormontabile.

Ogni metro c’era qualcuno che mi incitava, dal bambino, alla ragazza che mi urlava a ogni giro “forza panda”, ai miei compagni di squadra, alla signora anziana seduta sulla sedia a bordo strada, fino ad arrivare alla mia famiglia, che ogni giro mi vedeva soffrire sempre di più.

E poi c’era lui, Fabio Di Niccola, che ogni maledettissimo passo era lì a sostenermi e confortarmi.

Ormai l’obiettivo del tempo non esiste più, il vero traguardo è arrivare alla fine!

Sembrava impossibile, ma passo dopo passo arriviamo agli ultimi 200m, al tappeto rosso che tanto aspettavo da diversi mesi.

Se me lo sono immaginato così l’arrivo?

No! Assolutamente no, ma è stato incredibile!

Ormai ci siamo, ma Fabio mi dice di fermarmi, mi guarda e mi dice “Lollo, questo traguardo te lo sei conquistato tu, io non ho fatto nulla! Vai e goditelo tutto, perché te lo meriti!”

Ma da dove sei uscito Fabio? Io a distanza di mesi ci penso ancora e non mi sembra vero.

Arrivo barcollando, tra le urla della folla.. Ma quanta gente c’era?

La mia famiglia grida il mio nome, lo speaker anche.

“Lorenzo you are an IRONMAN”

Taglio il traguardo e piango. Non ci posso credere di avercela fatta.

Non è stata solo una gara, non sono solo stati tanti allenamenti faticosi, non è solo il fatto di fare dei sacrifici, ma sono mesi di emozioni e sensazioni pazzesche.

Questo è l’IRONMAN.

Solo questo sport può regalarti queste emozioni.

Un abbraccio,

Lollo

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